Apr 28

Domenica 28 Aprile il Comune di Ariano Polesine (RO) ha inaugurato, nella frazione di Crociara, il Monumento dei Caduti. Nel giorno in cui si ricorda la liberazione non si poteva ambire a nulla di più grande dell’inaugurazione di un monumento che celebri coloro che si sono spinti sino all’estremo sacrificio per la Patria.

Alla cerimonia oltre alle Autorità civili e militari locali e provinciali, erano presenti il Viceprefetto Dott. Fruncillo e l’Assessore Regionale Isi Coppola. Quasi al completo erano presenti le Associazioni d’Arma e l’Alfiere col Labaro dell’I.N.A. Rossin Sergio col Presidente.

L’oratore ufficiale ha detto che il Monumento ai Caduti è stato dedicato come “atto d’amore da parte dei compaesani” ai militari Umberto Vicentini ed Enos Fusetti, i due ufficiali che caddero nella Seconda Guerra Mondiale e che ora sono degnamente celebrati nelle targhe affisse al monumento.

Entrambi i combattenti scrissero la loro fine terrena in territori esteri: il fronte greco- albanese per Fusetti e l’Africa settentrionale per Vicentini. La motivazione della Medaglia d’Argento al valor Militare concessa a Fusetti, con Regio Decreto del 20 Luglio 1943, recita:” Comandante di plotone, fucilieri duramente provato, resisteva tenacemente a violento attacco nemico. Ferito, rimaneva al suo posto di combattimento ed incitava con l’esempio e la parola i dipendenti, guidandoli al contrassalto. Colpito una seconda volta rifiutava ogni soccorso e, prima di esalare l’ultimo respiro, animava i presenti a resistere ad ogni costo”.

Come ricordato dall’oratore Forzato Arcioni tutto accadde “senza lamento di sorta, mentre Fusetti rimaneva conscio della sua fine imminente. Non rivide più i familiari a cui scriveva spessissimo, non tornò più lungo le rive dell’amatissimo Po”. Fusetti, che era nato a Crociara – Ariano il 27 novembre del 1917 mentre il padre Telemaco combatteva al fronte, morì così, a soli ventitré anni e tre mesi, a quota 1540 metri di Mali Scindeli in territorio albanese. Più complessa, invece, è la vicenda militare del Capitano Umberto Vicentini, combattente in tre guerre.

Nella Prima Guerra Mondiale, neo Sottotenente di fanteria, fu in Francia distinguendosi nei fatti d’armi di Reims dove, il 24 Giugno 1918, a soli diciannove anni e quattro mesi, ebbe modo, vicino a Bligny, in località Saint Euphraise, a Bois de la Vallette, di portare all’assalto contro i Tedeschi il suo plotone, di attraversare l’ Aisne ai ponti di Vailly, ed all’alba del giorno dopo attaccare impetuosamente Chavonne, conquistandone la località e le alture immediatamente a Nord.

Dal 1935 al 1937 prese parte con grado di Tenente alla campagna d’Africa, per la conquista dell’Etiopia. Infine fu combattente della Seconda Guerra Mondiale, cadendo in un campo minato che stava forzando nello scenario della seconda battaglia di El Alamein, combattuta dal 30 agosto del 5 settembre 1942, in quella che viene comunemente chiamata la “battaglia d’estate”, oppure “l’offensiva d’estate”.

Sepolto con tutti gli onori militari, non venne mai più ritrovato ed identificato con certezza al termine del conflitto, nonostante le più accurate ricerche poste in essere da parte del Tenente Colonnello Paolo Deodato Caccia Dominioni di Sillavengo che, però, ricordò Vicentini citandolo nel suo fortunatissimo libro “Alamein”, scritto nel post guerra per ricordare i caduti di quello scenario bellico. Ora Vicentini riposa, come ignoto, nel sacrario di El Alamein, ideato, progettato e costruito proprio dall’ingegnere Caccia Dominioni, l’eroico comandante del 31° Guastatori.

Per la sua lunga attività militare, Vicentini ottenne tre Croci al Merito di Guerra, la Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, la Medaglia a ricordo dell’Unità d’Italia 1848-1918, la Medaglia a ricordo della Guerra 1915-1918, la Medaille commemorative Française de la Grande Guerre, La Medaglia per i Volontari della Guerra d’Africa, la Medaglia commemorativa per le operazioni in Africa Orientale Italiana e la Medaglia commemorativa della Seconda Guerra Mondiale.

Mentre Enos Fusetti ottenne: la promozione al grado superiore: cioè a dire a Tenente dell’Esercito, la Medaglia d’Argento al Valor Militare, la Croce al Merito di Guerra, la Medaglia commemorativa della Seconda Guerra Mondiale.

“Ora i nostri eroi vengono qui ricordati in un monumento che è atto d’amore dei compaesani, pubblica stime per il loro comportamento, perché seppero anche quali maestri elementari, essere insegnanti di analfabeti e poco scolarizzati soldati, durante le lunghe pause del servizio militare, come – anni fa – già diedero il giusto risalto molti organi d’informazione. Questo monumento è dunque un esempio di viva e concreta cittadinanza per le presenti come pure per le future generazioni perchè sintetizza un legame mai reciso con la terra d’origine dei due Caduti ed il ricordo che di loro ne è rimasto è giusta cristallizzazione di cittadini probi ed onesti, fedeli come sono stati al giuramento prestato si alla Patria ma soprattutto sul loro onore di cittadini di Ariano nel Polesine”.

Apr 16

Il Rotary club di Rovigo in collaborazione con l’ I.N.A. di Rovigo ha organizzato una conferenza dal titolo “Guerra e Pace in Afghanistan” con i relatori Capitano Michele Agostinetto e Maggiore Mario Renna, portavoce del Contingente NATO ad Herat.

Le testimonianze del maggiore Mario Renna e del capitano Michele Agostinetti sono state la portata principale della conviviale del Rotary Club di Rovigo che si è tenuto martedì sera all’hotel Cristallo, nel segno del motto del presidente internazionale Sakuji Tanaka “ La pace attraverso il servizio”.

Renna e Agostinetto, della missione di pace Isaf in Afghanistan, sono stati, infatti, gli ospiti d’onore della serata, cui hanno partecipato altri cinque Rotary club (Badia – Lendinara – Alto Polesine, Porto Viro – Delta del Po, Ferrara Este e Legnago), la Followship Rotariani – Alpini, recentemente costituitasi, il Rotaract rodigino e le varie Associazioni d’Arma Provinciali.

Mario Renna, nativo di Parma, ma piemontese d’adozione, laureato in scienze strategiche e ingegneria, milita nella brigata alpina Taurinense e, nella sua quarta missione semestrale, ha curato la pubblica informazione, come portavoce del contingente Nato di Herat.

Michele Agostinetto, rodigino, diploma di liceo scientifico e un corso all’accademia militare di Modena, è entrato nel ’99, nel quinto reggimento alpini, con missioni in Bosnia e Afghanistan.

Attualmente è in forza al comando delle truppe alpine di Bolzano, come addetto all’addestramento dell’esercito afghano e coordinatore delle attività comunicative.

“Uomini di poche parole, ma di grande umanità”, così ha definito i due alpini il presidente del Rotary club, Gianfranco Dalla Pietra, dopo aver invitato i presenti ad un minuto di silenzio e di raccoglimento in ricordo dei caduti in missione di pace.

In una sala gremita da circa centocinquanta, tra soci, autorità ed ospiti,tra cui il Generale Lorenzo Zaffarano, il Colonnello Quintiliano Ferri e Colonnello Carlo Libanori di fronte ai genitori di due giovani alpini polesani, Mauro Gigli e Massimo Ranzani, caduti in missione, ha preso la parola Mario Renna.

Il maggiore, autore anche del libro Ring Road: sei mesi con gli alpini in Afghanistan, ha parlato del complesso impegno Nato per la regione afghana occidentale.

“ La nostra missione – ha detto – punta sull’addestramento e accompagnamento delle forze di sicurezza afghane e dispone di team speciali, che realizzano progetti di assistenza e sviluppo a favore delle comunità locali”.

L’ufficiale si è poi soffermato sulla specificità dell’intervento italiano, fondato su un lavoro di comprensione, mediazione e persuasione, a sostegno delle autorità locali e nell’interesse della popolazione, consapevole del cambiamento e del sostegno prestato.

“Oggi – ha concluso Renna – l’Afghanistan è un posto migliore di dieci anni fa, come testimonia la crescita dell’esercito, passato da 10 a 30mila unità, che sono molto autonome nel controllo del territorio, l’aumento della scolarizzazione, dell’aspettativa di vita, passata da 43 a 50 anni, lo sviluppo delle comunicazioni, la diffusione di Internet e dei cellulari, la nascita di manifestazioni sociali e sportive all’occidentale, che rappresentano il crescere della modernità, anche se restano, nelle campagne isolate, sacche di povertà e arretratezza”. Prima della conclusione gli ospiti hanno risposto a molte domande fatte dai presenti.